Aborto in Polonia: Intervista con Pia – attivista

Novembre 2, 2020

Il mio nome è Pia. Ho 33 anni e sono un’attivista ambientalista e consulente. Sono un’attivista che difende i diritti delle donne. Sono tornata in Polonia un anno fa, dopo essere emigrata, per supportare i movimenti democratici che sono nati recentemente in questo Paese.  È l’8° giorno di proteste in 80 città della Polonia e 20 città fuori dai confini nazionali. Le proteste sono state causate dalle decisioni del tribunale farlocco – il Tribunale Costituzionale – di vietare quasi tutte le forme di aborto nel Paese. Da allora, diversi gruppi sociali e dai profili più disparati – donne, uomini, agricoltori, autisti di taxi, ma anche ragazzi minorenni, anarchici, avvocati, persone anziane del movimento Warsaw Rising, tifosi di calcio – hanno riempito le strade per protestare. Le manifestazioni non hanno nulla di diverso dal classico tipo di espressione del dissenso: scendiamo in piazza e blocchiamo le strade. Ma ci sono anche eventi online.

Credo che sia una forma di patriottismo. La sensazione di non voler andare nuovamente all’estero, emigrare. Voglio restare in Polonia e voglio che questo Paese sia un posto dove poter vivere. Per me e per le persone che conosco.

È tutto auto-organizzato e cento per cento dal basso. È iniziato tutto come un movimento dal basso, sostenuto dal passaparola e rimarrà così anche se alcuni politici stanno cercando di strumentalizzare le proteste per portare avanti le loro priorità. Ieri c’è stato uno sciopero generale dopo una serie di giornate di proteste che sono iniziate giovedì scorso, dopo la decisione del Tribunale di vietare quasi tutte le forme di aborto. Quindi, ieri, a ciò si è aggiunto lo sciopero generale. Le persone non sono andate a lavorare e hanno occupato le piazze. Oggi e domani ci saranno nuove proteste e scioperi. Probabilmente, domani sarà lo sciopero più significativo. Tutte queste manifestazioni sono organizzate da un movimento in particolare: Women Strike. È un gruppo nato in Polonia nel 2016. Forse vi ricordate anche voi della Black Protest del 2016. Questo gruppo di attiviste femministe è stato creato allora. E oggi, è il principale punto di riferimento di tutto quello che sta accadendo a Varsavia e, più in generale, in Polonia.

Mi puoi dire in maniera precisa e concisa perché tu, personalmente stai scendendo in strada? 

Ho deciso di scendere in piazza perché quando qualcuno entra in casa tua e mette a ferro e fuoco tutto, devi difenderti. È una rivoluzione quello che sta accadendo in Polonia in questo momento. Non ho scelta. Devo difendere il Paese in cui voglio vivere e le persone con le quali voglio vivere. Personalmente, non ho altra scelta se non cercare di fermare questo governo che sta aggredendo brutalmente le donne, che sta inviando gruppi violenti in strada per combattere contro persone che stanno lottando per i loro diritti fondamentali. Diritti fondamentali che equivalgono a vivere in maniera dignitosa e in libertà. 

Hai menzionato la parola rivoluzione. Che differenza c’è tra quello che sta accadendo ora in Polonia da quanto accadde a fine anni ‘80? C’è qualche similitudine?

Non ne ho idea perché non ho vissuto quelle proteste in prima persona. Io sono nata nell’’88. Per me si tratta di un evento un po’ astratto. Non ho mai percepito una cosa come quella che sta accadendo oggi, dove qualcosa ti tocca dentro e ti spinge a lottare. Come dicevo, quando succede una cosa così, non hai scelta. In un certo senso, è soltanto ora che comprendo le persone che allora sentirono il bisogno di difendere questo Paese.

L’energia che c’è in strada è elettrica. Non se ne andrà. Le persone continueranno a manifestare, fino a quando il Governo e il Tribunale non faranno, effettivamente, un passo indietro.

Credo che sia una forma di patriottismo. La sensazione di non voler andare nuovamente all’estero, emigrare. Voglio restare in Polonia e voglio che questo Paese sia un posto dove poter vivere. Per me e per le persone che conosco. Inoltre, quando vedo una minoranza, come i movimenti di destra estrema, aggredire la maggioranza e restringere i loro diritti, beh, quello è il momento in cui sento di dover lottare. 

Credi che la società polacca sia dalla vostra parte in questo momento?

Credo che la società polacca sia dalla nostra parte e il numero di manifestanti che vediamo in strada sia solo l’inizio. Secondo le statistiche ufficiali, ieri, a Breslavia, che non è la più grande delle città in Polonia – probabilmente è la quarta città per numero di abitanti – sono scese in strada più di mille persone. Credo che chi non sia intenzionato a scendere in piazza sia una minoranza oggi. L’estrema destra polacca, guidata da Kaczyński sta cercando di creare una divisione sociale. Sta cercando di mettere gli uni contro gli altri. Il problema è che le persone si sono unite contro di loro. Quindi l’idea di dividere la società non ha funzionato. 

Ho visto che ci sono state novità ieri. In particolare, il Presidente della Repubblica, Duda, che è uno dei target politici della protesta, sembrerebbe aver fatto un passo indietro e detto che non condivide la sentenza, giusto? C’è una spaccatura nella leadership conservatrice? Le proteste stanno raggiungendo un obiettivo concreto?

No, non voglio dare credito al Presidente Duda, perché lui sta semplicemente facendo relazioni con il pubblico. Parla soltanto. La cosa più importante sono i fatti, quello che fa. E lui ha detto che sottoscriverà la decisione del Tribunale costituzionale. E se lo fa, non importa quello che dice e come pensa di ripulire la sua immagine. Quello che conta sono le azioni. E quello che ha detto ieri a proposito del “passo indietro” era una farsa. Un gesto da codardo. Io credo che il Governo e il Presidente abbiano paura di quello che sta accadendo in Polonia. Stanno cercando di calmare le persone. Ma non funzionerà.

Quando si fermerà la protesta? Qual è l’obiettivo, il risultato che proverate a ottenere?

La protesta non si fermerà. Il governo di destra estrema vuole instaurare lo stato di emergenza nel Paese. E così hanno scatenato proteste nel momento del COVID-19. Ieri i contagi sono stati 20mila. Quindi stanno cercando di creare un vero e proprio casino per nascondere il fatto che non sono in grado di gestire la situazione. Ma non riusciranno a fermare le persone. L’energia che c’è in strada è elettrica. Non se ne andrà. Le persone continueranno a manifestare, fino a quando il Governo e il Tribunale non faranno, effettivamente, un passo indietro. Fino a quando la situazione precedente non sarà restaurata. E, tra l’altro, non sarà neanche abbastanza.

Chiediamo un sistema giudiziario indipendente che possa valutare se le modalità con cui viene composto il Tribunale Costituzionale, siano regolari. Perché, di fatto, è un sistema illegale. È incostituzionale fare in modo che siano i propri giudici a sedere nel Tribunale costituzionale.

Quello che vogliamo è una liberalizzazione del diritto all’aborto. Vogliamo che le persone siano trattate con dignità. Ma con questo Governo tutto questo non avverrà. Questo Governo vuole andare avanti. Noi chiediamo le dimissioni di questo Governo, la creazione di una Commissione speciale per gestire il dibattito sull’aborto e sul Coronavirus. Vogliamo l’educazione sessuale a scuola, uno stato laico in cui la Chiesa non abbia particolari prerogative. Vogliamo un sistema giudiziario indipendente. Vogliamo che vengano rispettati i diritti delle donne, delle persone diversamente abili. Vogliamo l’istituzione di un Garante dei diritti effettivo. Perché oggi nessuno rappresenta i diritti dei cittadini. E vogliamo che venga aggiornata la Legge di bilancio. Perché, in questo momento, i soldi pubblici vengono sperperati, mentre dovrebbero essere utilizzati per combattere il Coronavirus. Quindi, come vedi, gli obiettivi del movimento femminista riguardano il benessere di tutto il Paese, non solo delle donne.

Ho detto che il Tibunale è farlocco, perché? Perché il governo di destra ha deciso di licenziare i giudici precedenti e sostituirli con i propri fidi. 

Quando dici “vogliamo che facciano un passo indietro”, intendi che il Tribunale Costituzionale dovrebbe rivedere la sentenza o interpretazione sulla legge sull’aborto, corretto? 

Chiediamo un sistema giudiziario indipendente che possa valutare se le modalità con cui viene composto il Tribunale Costituzionale, siano regolari. Perché, di fatto, è un sistema illegale. È incostituzionale fare in modo che siano i propri giudici a sedere nel Tribunale costituzionale.

Credo che sia un punto importante, ma di natura generale. Quello che cercate di ottenere in questo momento è una riconsiderazione da parte del Tribunale Costituzionale della sua interpretazione e sentenza?

Beh, intanto non sono soltanto io a chiamare farlocco questo Tribunale. È un’opinione condivisa. Non è stato costituito secondo le procedure previste. Quindi, vogliamo che il sistema giudiziario venga ricostruito in maniera democratica, con procedure democratiche, come previsto dalla Costituzione. E poi le persone di questo sistema dovrebbero rivalutare le leggi sull’aborto e i diritti, in funzione della volontà popolare. Secondo i sondaggi della settimana scorsa, il 70 per cento della cittadinanza è contro la decisione del Tribunale costituzionale. Quindi si è trattato di una decisione anti-democratica. 

Martedì scorso, il 28 di ottobre, Kaczyński ha parlato alla nazione con un discorso ufficiale. Ha detto che le manifestazioni rappresentano un attacco all’identità polacca e ai valori cattolici.

Sono usciti articoli che hanno documentato come gruppi di estrema destra siano scesi in strada nella notte di giovedì agendo violentemente contro chi manifestava. Cosa sta succedendo? Da dove vengono queste persone? 

Sì, ne sono al corrente e conosco persone che sono state colpite da questa violenza. Lasciami spiegare la genesi di questi fatti. Martedì scorso, il 28 di ottobre, Kaczyński ha parlato alla nazione con un discorso ufficiale. Ha detto che le manifestazioni rappresentano un attacco all’identità polacca e ai valori cattolici. E così ha invitato i nazionalisti – in realtà, ufficialmente, ha invitato tutte le persone che tengono a questi valori, ma, alla fine dei conti si tratta di forze nazionaliste – a proteggere le chiese cattoliche e proteggere i valori del Cattolicesimo. Come risultato, gruppi di estrema destra sono scesi in piazza per, diciamo, proteggere le chiese. Ma, in pratica, hanno cominciato ad agire violentemente contro le donne, spingendole, muniti di spray lacrmogeni e coltelli. Ieri, a Breslavia, due donne sono state attaccate. Ho anche letto su media autorevoli che gli estremisti di destra dell’ONNR stanno creando gruppe di squadristi per prevenire gli “attacchi” contro i valori polacchi e cattolici. Questi sono il tipo di persone che hanno aggredito le donne ieri. Ma da oggi in poi saranno organizzati ancora meglio.  

C’è un altro punto che vorrei affrontare. Non so se sei disposta a parlarne. Ma credo che sia importante ed è legato a una cosa che mi ha detto anche un’altra ragazza italiana che ho intervistato per questo podcast. Si tratta del rapporto tra la generazione nostra e quella dei nostri genitori in questa lotta. C’è qualcaosa da dire a proposito?

Sì, credo che dovresti parlare del fatto che in Polonia è in corso uno scontro generazionale tra i più anziani e i giovani. Ma la mia famiglia e il caso di cui sei al corrente è un’eccezione. Non è la regola generale che qualcuno si senta offeso dalla protesta. Credo sia un caso particolare che non può essere allargato alla popolazione più ampia. Allo stesso tempo, credo che ci sia uno scontro di valori, dovuto al ruolo della Chiesta cattolica. Le persone più anziante associano la Chiesa con la libertà dal Comunismo che arrivò con Giovanni Paolo II e, sai, la caduta del Comunismo – perché durante il Comunismo, non potevano praticare la loro fede come volevano. Quindi questa cosa è parte della loro identità. Si offendono se qualcuno attacca le chiese. Per noi giovani, non è una questione che tocca le nostre emozioni. Non fa parte delle nostre identità. E quindi possiamo essere più critici nei confronti della Chiesta cattolica».

Cosa ti aspetti che accada nei prossimi giorni Pia?

A dire il vero non guardo oltre al domani. La situazione è talmente dinamica che … sto semplicemente cercando di rimanere in salute, di dormire e scendere in piazza. Quello che credo accadrà è che Kaczyński chiuderà il Paese. Ci sarà un altro lockdown. Ci sarà una repressione violenta delle manifestazioni. Se lo riterranno opportuno, introdurranno lo stato di emergenza. Hanno paura e non sanno come controllare ciò che sta accadendo. Quindi dobbiamo trovare nuove modalità di manifestare. Ma prima che tutto questo diventerà realtà, domani scenderemo di nuovo in piazza, creando la più grande protesta che la Polonia abbia mai visto.

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